Questo blog è nato con l’intenzione di testimoniare le
STORIE di mamme che non si arrendono alla crisi.In
passato, ho già parlato della Stefi e del suo libro “Vivere con 5 euro al
giorno” (leggi).
Oggi segnaliamo un’iniziativa
di Alice che ha aperto una associazione per scambiare offerte-domanda di lavoro
tra mamme. L’associazione si chiama MAMMA
TROVALAVORO e ha una pagina Facebook su cui vengono pubblicati gli annuncimamma trova lavoro su Facebook.
“Per migliorare la qualità della vita”, come si legge nella descrizione. Date
un’occhiata e… proponetevi!
Perché è una buona idea: perché le mamme (con figli piccoli) si trovano spesso in
situazioni professionali "patchwork" o difficili o instabili, magari sono a casa, c’è quindi un CAPITALE
NASCOSTO di conoscenze e competenze... da valorizzare.
Il blog era in
pausa.. per un lieto evento: la nascita di “fagiolo”. Fagiolo sta bene, coliche
a parte; perciò, tra momenti di crisi di pianto e attimi di tranquillità (la
quiete dopo la tempesta…), mi sono trovata anche ad avere del TEMPO LIBERO.
Quando gli altri due sono all’asilo, si intende. E con l’aiuto della fantastica
fascia Micasling, che calma le
coliche e permette di gironzolare per casa con le mani libere (e il lattante pacificato),
mi sono data ad alcuni esperimenti di cucina.
[Se non avete
ancora comprato la fascia Micasling, guardate il video su Youtube!!! Vi
persuaderà ].
Trasmetto una
ricetta facilissima e di grande effetto.
No, non sono una food blogger; si vede
dal fatto che la foto è orribile... ma il risultato è ottimo e adeguato per noi
“mamme in tempi di crisi”, perché permette di risparmiare sulle merende del
supermercato... guadagnandoci anche in salute. Avrete capito che parlo dei
Muffin al doppio cioccolato – double chocolate muffins. Un tocco di Inghilterra
in omaggio alla mia tradizione di mamma migrante.
Mio figlio grande
ha commentato: “hanno un aspetto PERSINO migliore di quelli del supermercato”:
a volerla analizzare proprio dal punto di vista linguistico, questa frase è un’ode
alla qualità insuperabile dell’Esselunga. Ma non ci facciamo scoraggiare dal
confronto con i cibi confezionati, che vincono sempre nelle classifiche
personali dei miei figli. E, nel caso non apprezzassero, inghiottiamo da sole 12
muffin - per riprenderci dal parto o per qualsiasi altra scusa.
Ho preso la
ricetta da questo blog:Dinner With Juliedove potete trovare anche qualche
foto più invitante della mia. BUONA MERENDA E ALLA PROSSIMA!
DOUBLE CHOCOLATE MUFFINS 1 e 1/2 tazza di farina
3/4 tazza di zucchero
1/2 tazza di cacao (sceglietelo buono! Non ve ne pentirete)
2 cucchiai (o una bustina) di lievito per dolci
Un pizzico di sale
3/4 tazza di latte intero
½ tazza di burro fuso
2 uova grandi (possibilmente bio! È bello pensare che le galline produttrici
abbiano visto almeno una volta la luce del sole…)
1 cucchiaio di vaniglia (ma io non l’ho messo)
1/2 tazza di gocce di cioccolato
Riscaldare il forno a 180-190
gradi circa. In una ciotola di medie dimensioni, mescolare gli ingredienti in
polvere: farina, zucchero, cacao, lievito e sale. In una ciotola grande,
mescolare latte, uova (e vaniglia). Versare nella ciotola grande gli ingredient
in polvere e le gocce di cioccolato e mescolare. Foderare poi uno stampo da
muffin con gli stampini di carta e cuocere per 20-25 minuti (dentro devono
essere cotti).
Ma questo post non parla solo dell’inglese... parla della bellezza di
conoscere lingue diverse!
Spostandomi da Londra a Milano, ho tanto cercato un modo per far si che i nostri
figli non perdessero l’inglese. Prima di ogni considerazione sull’importanza
delle lingue oggi, io l’ho fatto semplicemente perché l’inglese è parte di noi,
della storia della nostra famiglia. Ci sono storie ed esperienze che sono state
fatte in inglese e anche quello “siamo noi”. Lo stesso, in misura diversa, vale
un po’ per il francese, che è legato alla nostra vita in Svizzera.
In breve. A Milano, “inglese per bambini” è sinonimo di scuole
costosissime, corsi pomeridiani a prezzi e orari improponibili (“naturalmente”
(??), una bambina di 2 anni non può fare lo stesso corso di un bambino di 4;
con il risultato che si moltiplicano giornate e tasse di iscrizione...). E,
dalle testimonianze che ho raccolto, non sempre questi corsi danno quello che
promettono!
Voglio condividere due o tre “vie d’uscita” che io ho
scoperto, dopo tanta ricerca (a parte i contatti internazionali garantiti più o
meno stabilmente dal lavoro mio e di mio marito). Per me è importante che parlare un’altra lingua sia parte della vita
“normale”, sia un’avventura, per scoprire nuove cose. Non mi importa che
mio figlio diventi Shakespeare ma che non cresca con l’idea che il mondo fuori
dai confini nazionali sia inconoscibile. E poi le lingue sono una passione di
famiglia, sono interessanti anche per la mamma e il papà, non mi piace l’idea
di “spedire” i bambini a un corso; conoscere è un’avventura di tutti.
I libri per
bambini. Spesso sono corredati da ottimi CD o DVD che insegnano molto anche alle
mamme.... tra tutti, il primo è certamente la bellissima storia del pesce
Tiddler.
Tutte le storie di Gruffalo sono consigliabili, così come
“The snail and the whale” di cui, putroppo, non ho mai trovato il CD...
Segue nelle mie preferenze “Handa’s surprise”, con un DVD (che non è un film ma una lettura animata
della storia).
Bellissimo. C’è anche la pronuncia “locale”... così si sentono accenti
diversi.
Tutte queste storie hanno prezzi bassissimi su www.amazon.co.uk!
Peppa Pig è sbarcata in Italia! Finalmente! Noi ti aspettavamo dal 2011...
Ma i DVD originali sono disponibili su Amazon, l’inglese di
Peppa è British ed è bellissimo da sentire. Peppa non
a caso è il personaggio preferito dei bambini inglesi in età prescolare (cioè
sotto i 4 anni)... ma per chi non è madrelingua, va benissimo anche fino ai 6
anni (e poi daddy Pig è UGUALE a mio
marito, quindi è educativo per tutti).
Lo stesso vale per Charlie and
Lola, che però è molto più difficile da capire. Io non sono contro l’idea di
mettere su un cartone animato di cui non capiamo tutto. E allora? A chi non
credesse alla tesi che io sostengo strenuamente, cioè che, con le lingue, “tutto
fa”, tutto aiuta, consiglio la lettura di un libro recentissimo, scritto sulla base dell'esperienza di un gruppo di genitori: “Growing up with languages”
(posterò presto una recensione in italiano).
In francese, un’amica mi ha fatto
conoscere le canzoncine di Henri Dès, un cantante svizzero apparentemente
adorato dai bambini della Svizzera romanda. Anche i miei figli, veramente,
adorano le sue canzoni, soprattutto quelle che si trovano con il video (http://www.henrides.net, ma date un’occhiata
anche a Youtube!). Ho scoperto che c’è una radio dedicata alle sue canzoni: http://www.radio-henrides.net
E poi, datemi una stanza in più e subito, subito subito,
prenderei una ragazza alla pari!!!!!!!!!
"La boss incinta che smonta il lavoro delle donne", articolo da "Ilsussidiario.net": http://www.ilsussidiario.net/News/Lavoro/2013/2/28/IL-CASO-YAHOO-La-boss-incinta-che-smonta-il-lavoro-delle-donne/368209/ Una dei nuovi responsabili di Yahoo,
quella di cui l’anno scorso non si finiva di parlare perché era stata assunta
in un ruolo così importante pur essendo al terzo mese di gravidanza… Ha
stabilito che non si possa più lavorare da casa (fino a giugno), ovviamente
scatenando polemiche perché il telelavoro è una delle strategie usate per conciliare
vita familiare e vita professionale.
Una volta l’avrei trovato deprimente,
e basta. Adesso ho seri dubbi sull’efficacia di queste misure, soprattutto dopo
aver letto il libro di Lynda Gratton: “THE SHIFT – future of work is already
here” (tradotto in italiano per Il Saggiatore come “Il salto. Reinventarsi un
lavoro al tempo della crisi”).
La Gratton usa un argomento, fra gli altri, su
cui non avevo mai riflettuto: in tempi di crisi energetica, in cui si misurano
le “carbon footprints”, insomma in cui si è sempre più attenti alle conseguenze
ambientali degli spostamenti e il lavoro è sempre più “globalizzato”… il telelavoro aumenterà nel futuro (e questo,
come effetto collaterale, dovrebbe aiutare le mamme nella crisi perenne della conciliazione lavoro-famiglia).
Cantami, o diva... E cosa trovo stamattina? Lo stesso
argomento nella rivista Forbes, che definisce la scelta di Yahoo un “epic fail”,
un fallimento epico: leggi l'articolo di Forbes qui!
Sembra che sia utile, per risparmiare, progettare i pranzi e le cene della
settimana (con un po' di carità verso se stesse… perché, poi, gli imprevisti ci
sono sempre…). Comunque è vero, almeno per me, che si tende ad accumulare cibo
in dispensa, che ci sono spesso avanzi che vengono buttati e che un po’ di
progettazione anticipata non può fare male…
Una persona mi
ha fatto cambiare idea sul lavoro autonomo e sul risparmio in tempi di crisi.
Si tratta di una ragazza che in questo momento sembra sia diventata celeberrima
– ma deve averne passate, prima. Si chiama Stefania Rossini e vive in campagna.
Prima lavorava part-time in una salumeria (una sorta di pena del contrappasso per
lei, che è vegetariana). Poi si è vista costretta a lasciare il lavoro (3
figli, uno stipendio che non paga la baby sitter… insomma, le solite cose) e si
è trasformata in una donna capace di “vivere con 5 euro al giorno”, come
annuncia il titolo del suo libro. Io non ho il libro ma ho letto attentamente il blog: naturalmente stefy.
Lo consiglio davvero: una fonte di ispirazione.
No, io non sono
il tipo da scagliarmi contro gli eccessi della società moderna; e credo che se
fossi stata vegetariana, mio marito non mi avrebbe MAI sposato, giacché per lui
il reparto salumeria del supermercato è un luogo sacro, in cui entrare con la
stessa devozione con cui ci si affaccerebbe a un santuario; si ritiene
necessario dare una piccola offerta (possibilmente in cambio di un salame).
Però “la Stefi”
mi ha convinto. Io prima pensavo che chi lascia il lavoro deve avere
“un’alternativa”, in termini di entrata monetaria. Lei invece mostra che il
risparmio è il primo guadagno. E quello che lei ha attuato su ampia scala – una
vita davvero dedicata al 100% a una gestione autonoma – si può attuare in modo
parziale. In fondo, perché no.
Fu così che
ho ripreso in mano l’uncinetto, dopo circa 20 anni, cioè l’ultima volta che l’ho
usato facevo le scuole medie (ma cosa importa? avete presente quanto costano
cappelli e sciarpe in lana per bambini?); salvo il fatto che, come Penelope,
continuo a disfare la mia tela, non tanto per ragioni strategiche (non si
avvistano Proci) quanto perché continuo a lasciar cadere maglie. Comunque ho
prodotto una fascetta copri-orecchie per l’inverno per mia figlia, che ha
apprezzato, dato che, come dice lei, “è viola, quindi è bella” e una sciarpa bianca
e blu per il mio figlio grande.
Anche in cucina,
si può prendere ispirazione per un sacco di idee, dipende solo dal tempo a
disposizione. Inoltre, ha ragione Stefi, molte cose le abbiamo semplicemente
dimenticate: compriamo I ravanelli al supermercato, già imbustati, e non ci
ricordiamo nemmeno che si tratta di una radice, che cresce con delle foglie.
Verità illuminante. Così, dopo aver spedito I miei figli e il nonno F
all’Ortomercato (beh io non abito in campagna Stefi…) dove si sono procurati
una cassetta enorme di ravanelli a 3 euro, ho riscoperto, sempre grazie alla
Stefi, che le foglie verdi sono commestibili (guarda il post qui). Commestibili
e anche buone!
Io ci ho fatto
un pesto, adattando la ricetta da qui: Foto&Fornelli
ed è stato molto apprezzato (il gusto è più deciso del pesto “classico” ma è
una variante da provare! Io ho usato le noci al posto degli anarcardi). Poi le
ho cotte in padella, mettendole in una ricetta di tortini alle alici e
pangrattato, dove in teoria avrei dovuto mettere delle erbette; ma mi è
parsa un’alternativa valida.
Il nonno F, per
la cronaca, ha invece tentato una salsa verde per condire le carni; mentre
altre fonti parlano di ottime frittate (CucinaPrecaria).
Insomma, dal punto di vista “verduristico”, abbiamo vissuto per giorni alle
spalle dei ravanelli…