venerdì 19 aprile 2013

Merenda con i muffins per festeggiare il nuovo nato


Il blog era in pausa.. per un lieto evento: la nascita di “fagiolo”. Fagiolo sta bene, coliche a parte; perciò, tra momenti di crisi di pianto e attimi di tranquillità (la quiete dopo la tempesta…), mi sono trovata anche ad avere del TEMPO LIBERO. Quando gli altri due sono all’asilo, si intende. E con l’aiuto della fantastica fascia Micasling, che calma le coliche e permette di gironzolare per casa con le mani libere (e il lattante pacificato), mi sono data ad alcuni esperimenti di cucina.

[Se non avete ancora comprato la fascia Micasling, guardate il video su Youtube!!! Vi persuaderà ].

Trasmetto una ricetta facilissima e di grande effetto. 






No, non sono una food blogger; si vede dal fatto che la foto è orribile... ma il risultato è ottimo e adeguato per noi “mamme in tempi di crisi”, perché permette di risparmiare sulle merende del supermercato... guadagnandoci anche in salute. Avrete capito che parlo dei Muffin al doppio cioccolato – double chocolate muffins. Un tocco di Inghilterra in omaggio alla mia tradizione di mamma migrante.

Mio figlio grande ha commentato: “hanno un aspetto PERSINO migliore di quelli del supermercato”: a volerla analizzare proprio dal punto di vista linguistico, questa frase è un’ode alla qualità insuperabile dell’Esselunga. Ma non ci facciamo scoraggiare dal confronto con i cibi confezionati, che vincono sempre nelle classifiche personali dei miei figli. E, nel caso non apprezzassero, inghiottiamo da sole 12 muffin - per riprenderci dal parto o per qualsiasi altra scusa.

Ho preso la ricetta da questo blog:Dinner With Julie dove potete trovare anche qualche foto più invitante della mia. BUONA MERENDA E ALLA PROSSIMA!


DOUBLE CHOCOLATE MUFFINS
1 e 1/2 tazza di farina
3/4 tazza di zucchero
1/2 tazza di cacao (sceglietelo buono! Non ve ne pentirete)
2 cucchiai (o una bustina) di lievito per dolci
Un pizzico di sale
3/4 tazza di latte intero
½ tazza di burro fuso
2 uova grandi (possibilmente bio! È bello pensare che le galline produttrici abbiano visto almeno una volta la luce del sole…)
1 cucchiaio di vaniglia (ma io non l’ho messo)
1/2 tazza di gocce di cioccolato
Riscaldare il forno a 180-190 gradi circa. In una ciotola di medie dimensioni, mescolare gli ingredienti in polvere: farina, zucchero, cacao, lievito e sale. In una ciotola grande, mescolare latte, uova (e vaniglia). Versare nella ciotola grande gli ingredient in polvere e le gocce di cioccolato e mescolare. Foderare poi uno stampo da muffin con gli stampini di carta e cuocere per 20-25 minuti (dentro devono essere cotti).

domenica 10 marzo 2013

Pausa

Domani dovrebbe nascere il mio terzo figlio! Il blog va in vacanza per qualche giorno...

martedì 5 marzo 2013

English please!


Ma questo post non parla solo dell’inglese... parla della bellezza di conoscere lingue diverse!
Spostandomi da Londra a Milano, ho tanto cercato un modo per far si che i nostri figli non perdessero l’inglese. Prima di ogni considerazione sull’importanza delle lingue oggi, io l’ho fatto semplicemente perché l’inglese è parte di noi, della storia della nostra famiglia. Ci sono storie ed esperienze che sono state fatte in inglese e anche quello “siamo noi”. Lo stesso, in misura diversa, vale un po’ per il francese, che è legato alla nostra vita in Svizzera.

In breve. A Milano, “inglese per bambini” è sinonimo di scuole costosissime, corsi pomeridiani a prezzi e orari improponibili (“naturalmente” (??), una bambina di 2 anni non può fare lo stesso corso di un bambino di 4; con il risultato che si moltiplicano giornate e tasse di iscrizione...). E, dalle testimonianze che ho raccolto, non sempre questi corsi danno quello che promettono!

Voglio condividere due o tre “vie d’uscita” che io ho scoperto, dopo tanta ricerca (a parte i contatti internazionali garantiti più o meno stabilmente dal lavoro mio e di mio marito). Per me è importante che parlare un’altra lingua sia parte della vita “normale”, sia un’avventura, per scoprire nuove cose. Non mi importa che mio figlio diventi Shakespeare ma che non cresca con l’idea che il mondo fuori dai confini nazionali sia inconoscibile. E poi le lingue sono una passione di famiglia, sono interessanti anche per la mamma e il papà, non mi piace l’idea di “spedire” i bambini a un corso; conoscere è un’avventura di tutti.

I libri per bambini. Spesso sono corredati da ottimi CD o DVD che insegnano molto anche alle mamme.... tra tutti, il primo è certamente la bellissima storia del pesce Tiddler.


Tutte le storie di Gruffalo sono consigliabili, così come “The snail and the whale” di cui, putroppo, non ho mai trovato il CD...

Segue nelle mie preferenze “Handa’s surprise”, con un DVD (che non è un film ma una lettura animata della storia). 


Bellissimo. C’è anche la pronuncia “locale”... così si sentono accenti diversi.
Tutte queste storie hanno prezzi bassissimi su www.amazon.co.uk!

Peppa Pig è sbarcata in Italia! Finalmente! Noi ti aspettavamo dal 2011...
Ma i DVD originali sono disponibili su Amazon, l’inglese di Peppa è British ed è bellissimo da sentire. Peppa non a caso è il personaggio preferito dei bambini inglesi in età prescolare (cioè sotto i 4 anni)... ma per chi non è madrelingua, va benissimo anche fino ai 6 anni (e poi daddy Pig è UGUALE a mio marito, quindi è educativo per tutti).

Lo stesso vale per Charlie and Lola, che però è molto più difficile da capire. Io non sono contro l’idea di mettere su un cartone animato di cui non capiamo tutto. E allora? A chi non credesse alla tesi che io sostengo strenuamente, cioè che, con le lingue, “tutto fa”, tutto aiuta, consiglio la lettura di un libro recentissimo, scritto sulla base dell'esperienza di un gruppo di genitori: “Growing up with languages” (posterò presto una recensione in italiano).


In francese, un’amica mi ha fatto conoscere le canzoncine di Henri Dès, un cantante svizzero apparentemente adorato dai bambini della Svizzera romanda. Anche i miei figli, veramente, adorano le sue canzoni, soprattutto quelle che si trovano con il video (http://www.henrides.net, ma date un’occhiata anche a Youtube!). Ho scoperto che c’è una radio dedicata alle sue canzoni: http://www.radio-henrides.net



E poi, datemi una stanza in più e subito, subito subito, prenderei una ragazza alla pari!!!!!!!!!

venerdì 1 marzo 2013

"La boss incinta che smonta il lavoro delle donne"

"La boss incinta che smonta il lavoro delle donne", articolo da "Ilsussidiario.net": http://www.ilsussidiario.net/News/Lavoro/2013/2/28/IL-CASO-YAHOO-La-boss-incinta-che-smonta-il-lavoro-delle-donne/368209/

Una dei nuovi responsabili di Yahoo, quella di cui l’anno scorso non si finiva di parlare perché era stata assunta in un ruolo così importante pur essendo al terzo mese di gravidanza… Ha stabilito che non si possa più lavorare da casa (fino a giugno), ovviamente scatenando polemiche perché il telelavoro è una delle strategie usate per conciliare vita familiare e vita professionale.


Una volta l’avrei trovato deprimente, e basta. Adesso ho seri dubbi sull’efficacia di queste misure, soprattutto dopo aver letto il libro di Lynda Gratton: “THE SHIFT – future of work is already here” (tradotto in italiano per Il Saggiatore come “Il salto. Reinventarsi un lavoro al tempo della crisi”). 



La Gratton usa un argomento, fra gli altri, su cui non avevo mai riflettuto: in tempi di crisi energetica, in cui si misurano le “carbon footprints”, insomma in cui si è sempre più attenti alle conseguenze ambientali degli spostamenti e il lavoro è sempre più “globalizzato”… il telelavoro aumenterà nel futuro (e questo, come effetto collaterale, dovrebbe aiutare le mamme nella crisi perenne della conciliazione lavoro-famiglia).

Cantami, o diva... E cosa trovo stamattina? Lo stesso argomento nella rivista Forbes, che definisce la scelta di Yahoo un “epic fail”, un fallimento epico: leggi l'articolo di Forbes qui!



lunedì 18 febbraio 2013

Progettare pranzi e cene

Sembra che sia utile, per risparmiare, progettare i pranzi e le cene della settimana (con un po' di carità verso se stesse… perché, poi, gli imprevisti ci sono sempre…). Comunque è vero, almeno per me, che si tende ad accumulare cibo in dispensa, che ci sono spesso avanzi che vengono buttati e che un po’ di progettazione anticipata non può fare male…

 

Dal sito www.netmums.co.uk ho scaricato un “meal planner”, un template simpatico da stampare e completare con i menu della settimana! Lo si trova qui: http://l.nmimg.net/images/familymealplanner.pdf

domenica 17 febbraio 2013

Una mamma che combatte la crisi

Una persona mi ha fatto cambiare idea sul lavoro autonomo e sul risparmio in tempi di crisi. Si tratta di una ragazza che in questo momento sembra sia diventata celeberrima – ma deve averne passate, prima. Si chiama Stefania Rossini e vive in campagna. Prima lavorava part-time in una salumeria (una sorta di pena del contrappasso per lei, che è vegetariana). Poi si è vista costretta a lasciare il lavoro (3 figli, uno stipendio che non paga la baby sitter… insomma, le solite cose) e si è trasformata in una donna capace di “vivere con 5 euro al giorno”, come annuncia il titolo del suo libro. Io non ho il libro ma ho letto attentamente il blog: naturalmente stefy. Lo consiglio davvero: una fonte di ispirazione.

No, io non sono il tipo da scagliarmi contro gli eccessi della società moderna; e credo che se fossi stata vegetariana, mio marito non mi avrebbe MAI sposato, giacché per lui il reparto salumeria del supermercato è un luogo sacro, in cui entrare con la stessa devozione con cui ci si affaccerebbe a un santuario; si ritiene necessario dare una piccola offerta (possibilmente in cambio di un salame).

Però “la Stefi” mi ha convinto. Io prima pensavo che chi lascia il lavoro deve avere “un’alternativa”, in termini di entrata monetaria. Lei invece mostra che il risparmio è il primo guadagno. E quello che lei ha attuato su ampia scala – una vita davvero dedicata al 100% a una gestione autonoma – si può attuare in modo parziale. In fondo, perché no.

Fu così che ho ripreso in mano l’uncinetto, dopo circa 20 anni, cioè l’ultima volta che l’ho usato facevo le scuole medie (ma cosa importa? avete presente quanto costano cappelli e sciarpe in lana per bambini?); salvo il fatto che, come Penelope, continuo a disfare la mia tela, non tanto per ragioni strategiche (non si avvistano Proci) quanto perché continuo a lasciar cadere maglie. Comunque ho prodotto una fascetta copri-orecchie per l’inverno per mia figlia, che ha apprezzato, dato che, come dice lei, “è viola, quindi è bella” e una sciarpa bianca e blu per il mio figlio grande.

Anche in cucina, si può prendere ispirazione per un sacco di idee, dipende solo dal tempo a disposizione. Inoltre, ha ragione Stefi, molte cose le abbiamo semplicemente dimenticate: compriamo I ravanelli al supermercato, già imbustati, e non ci ricordiamo nemmeno che si tratta di una radice, che cresce con delle foglie. Verità illuminante. Così, dopo aver spedito I miei figli e il nonno F all’Ortomercato (beh io non abito in campagna Stefi…) dove si sono procurati una cassetta enorme di ravanelli a 3 euro, ho riscoperto, sempre grazie alla Stefi, che le foglie verdi sono commestibili (guarda il post qui). Commestibili e anche buone!

Io ci ho fatto un pesto, adattando la ricetta da qui: Foto&Fornelli ed è stato molto apprezzato (il gusto è più deciso del pesto “classico” ma è una variante da provare! Io ho usato le noci al posto degli anarcardi). Poi le ho cotte in padella, mettendole in una ricetta di tortini alle alici e pangrattato, dove in teoria avrei dovuto mettere delle erbette; ma mi è parsa un’alternativa valida.

Il nonno F, per la cronaca, ha invece tentato una salsa verde per condire le carni; mentre altre fonti parlano di ottime frittate (CucinaPrecaria). Insomma, dal punto di vista “verduristico”, abbiamo vissuto per giorni alle spalle dei ravanelli…

venerdì 5 ottobre 2012

"Mamme nella crisi"


Save the children Italia ha recentemente pubblicato e anche presentato al Senato della Repubblica (18 settembre 2012) un rapporto che si intitola Mamme nella crisi (scaricalo qui). Si tratta di un'analisi interessante; e molto interessante è anche che qualcuno scriva di queste cose.
 

La prima parte del rapporto riprende il quadro giuridicho e culturale del rapporto tra maternità e lavoro in Italia, mentre la seconda analizza la situazione attuale. Non tutto è condivisibile, alcuni presupposti soprattutto (per me, contraccezione e interruzione volontaria di gravidanza sono due cose da distinguere e non mi sento di etichettarle insieme come 'controllo della fecondità'; curioso che lo faccia un’organizzazione denominata “save-the-children”). Ma il rapporto è un quadro coraggioso, vicino ai problemi reali (inclusi asili, rapporti familiari, numero di figli, lavoro part-time ecc.). E poi, alcune analisi sono sorprendenti. Si cancella per esempio, con un solo sguardo ai dati, l'idea che sia il Nord ricco ed educato ad avere meno figli. La tendenza sembra essere opposta: chi fa più fatica a trovare lavoro, ha meno figli. Al sud, si fanno meno figli che al nord. Il rapporto, cioè, traccia una correlazione esplicita tra solidità del lavoro (che può voler dire, possibilità di un part-time che non porti all'infarto ogni cinque minuti la sventurata lavoratrice, magari per il principio di flessibilità, che poi finisce per significare "essere disponibili sempre") e numero di figli, che sarebbe direttamente proporzionale, appunto, alla solidità del lavoro.

[A dire il vero, avevo letto altrove che in tempi di crisi le donne fanno più figli perché hanno meno certezze di prospettive lavorative. E anche questo, lo capisco benissimo. Perché fare sacrifici per un lavoro che stai per perdere? Senza un minimo di respiro, almeno, se può, uno vive il presente; o coglie l'occasione per chiedersi cosa desidera veramente e la risposta può essere inaspettata.]

 
Ma se doveste leggere il rapporto, leggete soprattutto i riquadri azzurri. Le storie vere di mamme vere che, più dei dati, danno la percezione dei problemi. C'è Bruna, finta partita iva, che nasconde la terza gravidanza per procurarsi rapporti con i clienti e non essere ostracizzata sul lavoro, almeno fino al parto. E non sopporta le primipare che ostentano la femminilità della gravidanza con adeguati vestitini. Io sono stata una primipara ostentatrice, lo confesso; ma come ti capisco adesso, Bruna; adesso che ho adottato il poncho dissimulante, per fortuna di moda in questa stagione, nel tentativo di prfoteggere il mio terzo figlio dai commenti dei colleghi. Perché lo so, che chi ha tre figli difficilmente sopravvive in università; e no, non ce l'ho ancora un piano di lungo termine; e no, non lo so, come farò con tre figli a gestire un lavoro a distanza PERCIÒ, per favore, non chiedetemi niente e lasciatemi vivere. (Per inciso, mi piacerebbe anche che gli studenti guardassero lo schermo dove proietto i lucidi PowerPoint al posto che la mia pancia, sulla quale, per altro, non proietto nulla). Come Bruna, tante altre storie, di lavori part.-time che non ci sono, asili che non ti prendono se non hai un lavoro full-time; ho letto che qualcuna fa disconoscere la paternità del figlio al padre pur di rientrare nelle graduatorie delle ragazze madri! Ingegnoso; ma triste ( e con quali conseguenze giuridiche? Non so).

Il rapporto di Save the Children Italia - poi la smetto, è l'ultima considerazione - lascia intendere che tutto ciò sarebbe un problema di arretratezza italiana, in ritardo rispetto ad altri paesi europei. Alcuni dati (per esempio, sulla diffusione del part-time) sembrano confermarlo. Ma non me la bevo del tutto. Quando ho cominciato a riflettere su queste cose, cioè quando ho cominciato a mettere in crisi l'immagine di me sul lavoro che mi ero formata, ho letto un libro, "Mama, Ph.D.", che parla di donne reduci dalla carriera accademica - alcune, ancora in servizio; altre, totalmente reinventare dopo la maternità. Una delle storie si intitola One of The boys, “una dei ragazzi”/ “una dei maschi”; ed è una storia tipicamente americana. Storia di graduate school, mobilita accademica. Un mondo di uomini e donne uomificate (passatemelo, il termine, è bello così) dove la protagonista, al solo apparire di una leggera pancetta per la prima gravidanza, vede gli sguardi di colleghi e professori trasformarsi in un continuo scrutinio. Ce la farà? A poco serve il fatto che lei fosse considerata la migliore fino a quel momento. Nei corridoi dell'università, quello che tutti credono è che all’aumentare della pancia diminuisca il cervello. Lo so bene anch’io. E non lavoro in Italia.